Abbiamo visto che l'I Ching nasce anche come strumento oracolare e che la sua struttura si basa sugli otto trigrammi e sui 64 esagrammi.
Ma il suo significato più profondo emerge quando smettiamo di considerarlo soltanto come uno strumento per ottenere una risposta e iniziamo a considerarlo come uno strumento per imparare a porre meglio le domande.
È questa, forse, la vera trasformazione che lo Yi Jing può produrre.
Uno specchio più che un semplice oracolo
Gli ambiti nei quali può essere utilizzato sono estremamente vasti.
Può accompagnare una persona davanti a una scelta, a una fase di cambiamento, a una difficoltà professionale, a un problema relazionale oppure a una domanda riguardante il proprio percorso interiore.
Ma in tutte queste situazioni l'I Ching può essere utilizzato in un modo particolare: non per delegargli la responsabilità della decisione, bensì per osservare la situazione da una prospettiva più ampia.
In questo senso gli esagrammi possono diventare degli specchi.
Ci mostrano immagini, dinamiche, atteggiamenti, possibilità e ostacoli nei quali possiamo riconoscere qualcosa della nostra esperienza.
La domanda quindi non è soltanto:
“Che cosa mi dice l'I Ching?”
Ma anche:
“Che cosa mi fa vedere di me stesso?”
L'I Ching come strumento di sviluppo personale
È sicuramente questa la dimensione che più mi interessa approfondire.
Lavorare con gli esagrammi significa confrontarsi continuamente con concetti come pazienza, ascolto, discernimento, umiltà, perseveranza, flessibilità e capacità di adattamento.
Ogni esagramma presenta infatti una particolare configurazione della vita e, insieme ad essa, suggerisce implicitamente una qualità da sviluppare.
L'esagramma 15, per esempio, è associato all'Umiltà, mentre l'esagramma 29, l'Insondabile, mette al centro la capacità di attraversare le prove con coraggio e integrità.
In questa prospettiva possiamo utilizzare l'I Ching non soltanto quando abbiamo un problema.
Possiamo consultarlo anche per conoscere meglio noi stessi, osservare i nostri schemi ricorrenti, comprendere le nostre modalità di reazione e sviluppare una maggiore consapevolezza.
La consultazione diventa allora una pratica di ascolto.
Un momento nel quale fermarsi, formulare una domanda e accettare di osservare la situazione da un punto di vista diverso dal nostro abituale.
L'I Ching nelle relazioni
Un altro campo particolarmente interessante è quello delle relazioni.
Gli esagrammi descrivono moltissime dinamiche che appartengono all'esperienza umana: incontro e separazione, attrazione e conflitto, collaborazione, influenza, autorità, reciprocità, distanza.
Per questo possono essere utilizzati come strumenti di riflessione anche nei rapporti con il partner, nella famiglia, nel lavoro o nelle relazioni professionali.
L'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente sapere “che cosa pensa l'altro?”.
Una domanda molto più utile può essere:
“Qual è la dinamica nella quale siamo entrambi coinvolti?”
Oppure:
“Quale atteggiamento posso assumere per rendere questa relazione più armonica?”
Lo Yi Jing richiama spesso il tema del momento opportuno, del rispetto dell'altro e della capacità di riconoscere il proprio posto all'interno di una relazione in continuo movimento.
Decisioni e momenti di cambiamento
L'I Ching può essere particolarmente interessante nei momenti di transizione.
Un cambiamento di lavoro, una separazione, l'inizio di un progetto, una scelta importante o semplicemente una fase nella quale sentiamo di non sapere quale direzione prendere.
In queste situazioni l'errore più comune è cercare nell'oracolo una risposta categorica:
“Devo farlo oppure no?”
L'I Ching può essere invece utilizzato per esplorare la struttura della situazione.
Quali sono le forze favorevoli?
Quali sono gli ostacoli?
Quale atteggiamento sarebbe prematuro?
Che cosa richiede pazienza?
Dove è necessario agire?
Dove invece è preferibile non forzare gli eventi?
In questo modo la consultazione diventa uno strumento di discernimento, più che una delega della nostra volontà.
La dimensione della saggezza
Ma forse il campo di applicazione più importante dello Yi Jing è proprio quello della ricerca della saggezza.
La saggezza dell'I Ching non coincide con il possesso di una serie di regole.
È piuttosto la capacità di riconoscere la natura mutevole delle situazioni e di sviluppare l'atteggiamento adeguato ad affrontarle.
Questo implica accettare una verità semplice ma tutt'altro che facile:
non possiamo controllare tutto ciò che accade.
Possiamo però imparare a osservare, comprendere e scegliere come rispondere.
È una differenza fondamentale.
L'I Ching non ci promette necessariamente di evitare le difficoltà.
Ci insegna piuttosto a stare dentro il cambiamento con maggiore consapevolezza.
In questo modo l’Yi Jing può essere interpretato come una sorta di “ginnastica dell'anima”, una pratica attraverso la quale sviluppare uno spazio interiore di riflessione e imparare ad ascoltare maggiormente la propria voce interiore.
I Ching e Sincronicità
A questo punto il collegamento con Carl Gustav Jung diventa quasi naturale.
Come ho già approfondito nell'articolo dedicato alla Sincronicità, Jung definisce questo fenomeno come una coincidenza significativa tra eventi collegati non da un rapporto causale evidente, ma da un significato comune.
Jung ebbe un rapporto molto profondo con lo Yi Jing e ne scrisse la prefazione per la traduzione inglese del libro di Richard Wilhelm.
Proprio nella consultazione dell'I Ching egli individuò un esempio particolarmente interessante di quella relazione tra dimensione psichica e realtà esterna che avrebbe definito sincronicità.
Quando una persona formula una domanda e procede all'estrazione di un esagramma, ciò che emerge può talvolta apparire sorprendentemente pertinente rispetto alla situazione vissuta.
Dal punto di vista junghiano, questo può essere letto non semplicemente come una casualità, ma come una corrispondenza significativa tra il mondo interiore e quello esterno.
Naturalmente questa è una prospettiva interpretativa, non una spiegazione scientifica della divinazione.
Ed è proprio questa distinzione che trovo importante mantenere.
Il valore della sincronicità, in questo contesto, non sta necessariamente nel dimostrare che gli esagrammi “conoscono il futuro”.
Sta nella possibilità che un'immagine simbolica emersa in un determinato momento acquisti per noi un significato particolare, mettendo in movimento associazioni, intuizioni e riflessioni.
L'I Ching come dialogo
Forse, alla fine, è proprio questo il modo più interessante di avvicinarsi al Libro dei Mutamenti.
Non come a una macchina che fornisce risposte.
Non come a un sistema infallibile per prevedere il futuro.
E nemmeno come a un insieme di simboli da interpretare meccanicamente.
Piuttosto come a un interlocutore simbolico.
Noi portiamo una domanda.
L'I Ching ci restituisce un'immagine.
E tra la domanda e l'immagine nasce un dialogo.
Questo dialogo può condurci a vedere qualcosa che prima non vedevamo, a comprendere meglio una situazione oppure, talvolta, semplicemente a formulare una domanda nuova e più profonda.
È in questo spazio che l'I Ching può trasformarsi da strumento divinatorio in strumento di consapevolezza.
E forse è proprio qui che la sua antica saggezza incontra la psicologia di Jung, il concetto di sincronicità e, più in generale, la ricerca contemporanea di un rapporto più consapevole con noi stessi e con il mondo.
Conclusione
L'I Ching nasce come oracolo.
Ma nel corso della sua storia è diventato molto di più.
È un linguaggio della trasformazione, una mappa simbolica delle situazioni umane, uno strumento di riflessione e un invito a sviluppare quelle qualità interiori che permettono di attraversare la vita con maggiore consapevolezza.
La sua domanda fondamentale non è forse:
“Che cosa accadrà?”
Potrebbe essere piuttosto:
“Come posso comprendere ciò che sta accadendo e quale sia il modo più consapevole di attraversarlo?”
È una domanda molto più aperta.
E, forse, anche molto più vicina alla saggezza.