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Scritti e Riflessioni

Relazione o utilizzo?

Alcune riflessioni sul nostro rapporto con il cavallo. Spontaneità, apprendimento naturale e rispetto dell'individualità.

La spontaneità nella relazione

Quando trascorriamo del tempo con un amico, con una persona cara o con qualcuno che apprezziamo, raramente lo facciamo perché abbiamo un obiettivo preciso da raggiungere. Stiamo insieme semplicemente perché ci piace la sua compagnia.

Forse anche la relazione con il cavallo potrebbe essere osservata da questa prospettiva.

La spontaneità, in questo contesto, non significa assenza di attenzione o di presenza, ma assenza di aspettative rigide e di programmazione continua. Significa stare con il cavallo senza pretendere necessariamente qualcosa da lui.

L'ambiente non diventa allora uno strumento per modellare il cavallo secondo i nostri desideri, ma uno spazio nel quale entrambi possiamo esprimerci.

In questa condizione uomo e cavallo possono organizzarsi spontaneamente come due sistemi viventi che interagiscono. Non c'è la necessità di dirigere continuamente, ma la disponibilità a partecipare.

Da questa modalità possono nascere apprendimento naturale, fiducia reciproca e una relazione più autentica.

Una relazione dinamica

La relazione autentica non è mai unidirezionale.

Spesso si tende a considerare il rapporto con il cavallo come fondato principalmente sull'obbedienza dell'animale, dando per scontato che l'essere umano possieda sempre maggiori competenze e risorse.

In realtà esistono numerosi ambiti nei quali il cavallo possiede capacità superiori alle nostre.

  • Sa muoversi con sicurezza su terreni difficili, avendo una propriocezione elevata negli zoccoli, in particolare se scalzo.
  • Sa benissimo orientarsi per ritrovare la via di casa.
  • Sa percepire e interpretare l'ambiente in modi che spesso sfuggono all'uomo, soprattutto se cresciuto in una gestione naturale.

Riconoscere queste competenze non diminuisce il ruolo della persona, ma rende la relazione più equilibrata.

Ogni relazione autentica nasce infatti dal riconoscimento reciproco delle risorse che ciascuno porta con sé.

I punti di forza del cavallo

Come accade per gli esseri umani, anche nel cavallo esistono caratteristiche che possono rappresentare autentici punti di forza.

Sviluppare un punto di forza significa prima di tutto riconoscerlo.

Invece di cercare continuamente di correggere ciò che consideriamo un difetto, potremmo imparare a valorizzare le capacità naturali dell'animale.

Perché ho un cavallo?

Esiste una domanda semplice che raramente ci poniamo:

Perché ho un cavallo?

Le risposte possono essere molte, ma spesso possono essere ricondotte a due orientamenti fondamentali.

Il primo è l'utilizzo.

Si possiede un cavallo per fare qualcosa: sport, competizioni, passeggiate, corsi, attività ricreative o perfino per soddisfare bisogni emotivi personali.

In questa prospettiva il cavallo diventa inevitabilmente parte di un progetto umano.

Non c'è necessariamente nulla di sbagliato in questo, purché se ne mantenga la consapevolezza.

Il problema nasce quando l'utilizzo diventa più importante del benessere dell'animale.

In questi casi le decisioni riguardanti salute, recupero e gestione rischiano di essere influenzate principalmente dalla necessità di tornare rapidamente all'attività.

La relazione come scelta

Esiste però una seconda possibilità.

Avere un cavallo perché si apprezza la sua compagnia. Perché ci si sente bene in sua presenza. Perché si è sviluppato un legame.

In questa prospettiva il cavallo non è principalmente un mezzo attraverso cui ottenere qualcosa, ma un compagno di viaggio.

Le attività condivise possono certamente esistere: passeggiate, lavoro, sport, escursioni.

Tuttavia esse nascono dalla relazione e non la sostituiscono.

Prima viene il piacere dello stare insieme. Poi, eventualmente, nasce il fare insieme.

Le conseguenze delle due visioni

Le due modalità producono inevitabilmente conseguenze differenti.

Quando prevale l'utilizzo, il rischio è quello di caricare il cavallo di richieste sempre maggiori, fisiche ed emotive.

Quando prevale la relazione, diventa più naturale rispettare i tempi dell'animale.

I periodi di recupero non vengono vissuti come un ostacolo.

La malattia non rappresenta soltanto l'interruzione di un'attività.

La priorità rimane il benessere del compagno con cui condividiamo il percorso.

Una riflessione finale

Non esiste probabilmente una separazione netta tra relazione e utilizzo.

Nella maggior parte dei casi entrambe le dimensioni convivono.

La domanda importante è quale delle due occupi il primo posto.

Quando il cavallo viene considerato innanzitutto come un essere vivente dotato di sensibilità, competenze e individualità proprie, diventa più facile costruire una relazione basata sul rispetto.

E forse proprio da questa relazione possono nascere le esperienze più profonde e significative che il mondo del cavallo è in grado di offrirci.

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