Il mio percorso
Da quando ho memoria, ogni volta che la vita mi chiedeva fatica, le rivolgevo sempre la stessa domanda:
Perché? Qual è il senso?
Infilarmi nel susseguirsi delle stagioni dell'esistenza — bambino, adolescente, uomo, marito, padre, nonno e infine morire — non bastava a dare significato al vivere.
È stata proprio questa ricerca a orientare continuamente il mio sguardo oltre ciò che appariva. Ho vissuto molte esperienze di confine e qualcuno, un giorno, mi disse:
"Se osservi sempre il cielo, prima o poi ti spunteranno le ali."
Quelle ali, un giorno, sono davvero spuntate. Attraverso un'esperienza di premorte ho avuto la sensazione di varcare un confine. Da allora continuo a sentire che tutto il mio sistema psicofisico sta lentamente imparando a servire un diverso stato di coscienza.
Oggi percepisco il corpo come uno strumento della coscienza, non il contrario.
Credo che esista una coscienza unitaria dalla quale tutto prende origine. Una realtà invisibile che genera il visibile, un principio olistico e dinamico che continuamente si manifesta nelle infinite forme della vita.
Noi siamo una di queste forme.
E forse il desiderio più profondo che ci anima è lo stesso che anima la Natura: conoscersi.
Per Natura non intendo semplicemente l'insieme degli alberi, dei cavalli o delle montagne.
Per me Natura significa ciò che continuamente sta per nascere.
Un cavallo non è la Natura: è una delle sue forme.
La Natura è ciò che lo ha generato, ciò che organizza la sua biologia, ciò che continuamente lo trasforma, lo adatta e lo armonizza con tutto ciò che incontra.
Questa forza creatrice rende il vivente qualcosa di più della semplice somma delle sue parti.
Lo rende vivo.
Osservando la Natura mi sono accorto che essa non costruisce attraverso la forzatura.
Procede seguendo risonanze, organizzando continuamente nuovi equilibri e scegliendo spontaneamente la via di minor resistenza.
Questo mi ha portato a comprendere che la vera maestria non consiste nel fare sempre di più, ma nel saper fare sempre meno di ciò che potrebbe ostacolare l'ordine naturale.
Questa è, per me, la Via del Tao.
Non passività.
Ma partecipazione.
Non resistenza.
Ma collaborazione con ciò che la vita sta già cercando di realizzare.
Praticare questa Via significa risvegliarsi a una presenza calma e vigile, nella quale la mente smette di dirigere ogni cosa e torna semplicemente a servire la vita.
Quando, dopo molti anni, i cavalli sono tornati nella mia esistenza, cercai naturalmente di applicare le mappe dell'equitazione che avevo trovato.
Quasi tutte partivano dallo stesso presupposto:
"Il cavallo, in natura, non è fatto per essere montato. È quindi nostra responsabilità modificarlo affinché possa portarci."
Sulla carta quelle mappe sembravano avere una loro logica.
Eppure, vivendole, sentivo scomparire proprio ciò che aveva sempre dato significato al mio stare con i cavalli.
Era un continuo fare.
Correggere.
Sistemare.
Superare resistenze.
E dentro di me cresceva una domanda sempre più semplice:
Esiste un'altra Via?
Così ho deciso di lasciare le mappe.
Per quattordici anni ho vissuto quasi ogni giorno con i cavalli, cavalcando nella natura e osservandoli senza pretendere di sapere.
Ho provato a perdermi.
Perché soltanto perdendomi una nuova Via avrebbe potuto rivelarsi.
Mi sono fatto semplice.
Sapere di non sapere.
Fare spazio.
Osservare.
Accogliere ciò che emergeva.
Lasciare che trovasse il proprio equilibrio.
Godere di ciò che nasceva spontaneamente.
Essere grato.
Imparare.
Ogni esperienza possedeva un significato in sé.
Poco alla volta ho visto emergere qualcosa di inatteso.
Quando si segue quella che considero la buona Via della Natura, il cavallo non risponde adattandosi a un addestramento imposto.
Si ambienta.
Si organizza.
Si sviluppa.
Non si conforma.
Cresce.
È una differenza enorme.
Molto tempo prima di me, qualcuno aveva già intuito tutto questo.
Federico Caprilli scriveva:
"Io credo invece si debba tendere ad avere il cavallo quale è in natura, con naturale equilibrio, con naturale posizione di testa, poiché, se vi è bisogno di qualche modificazione di equilibrio, vedremo come il cavallo la possa compiere da sé durante il lavoro, quando gli sia lasciata l'opportuna libertà."
E ancora:
"Il cavaliere deve adeguarsi al cavallo e non il contrario."
Quando lessi queste parole, durante una delle mie cavalcate nella natura, ebbi una sensazione molto semplice.
Non mi sentivo più solo.
Oggi continuo a credere che il desiderio più profondo dell'essere umano sia conoscere se stesso.
I cavalli rappresentano una delle grandi passioni della mia vita, ma anche uno straordinario maestro lungo questo cammino.
Per questo il Tao dell'andare con il cavallo non è, per me, un metodo di addestramento.
È una Via.
Una pratica quotidiana attraverso la quale provo, ogni giorno, a diventare una persona un po' più semplice, un po' più presente e un po' più vicina alla Natura.
La sua formazione
Questo percorso rappresenta la base della sua proposta formativa, che sarà presentata attraverso corsi e incontri dedicati al rapporto con il cavallo e alla buona Via naturale.