Il mio percorso

Stefano

Dott. Stefano Sabioni – Medico Veterinario e Operatore olistico

Imparare dalla Natura

Esiste una domanda che accompagna da tanti anni il mio lavoro, sia come medico veterinario sia come operatore olistico.

Che cosa possiamo imparare osservando la Natura?

Viviamo in un'epoca nella quale l'uomo possiede conoscenze straordinarie. Abbiamo imparato a misurare, classificare, analizzare e intervenire con una precisione impensabile fino a pochi decenni fa. Eppure, proprio mentre aumentano le nostre conoscenze, cresce anche la consapevolezza di quanto sia immensa la complessità della vita.

Ogni organismo vivente appare come una rete di relazioni in continuo cambiamento. Nulla esiste isolatamente. Ogni parte acquista significato soltanto all'interno dell'insieme.

Forse il primo passo verso la comprensione consiste proprio nell'abbandonare l'illusione di poter osservare la vita come un insieme di meccanismi separati e iniziare invece a contemplarla come un sistema vivente, dinamico e profondamente interconnesso.

È questo il cambiamento di paradigma che attraversa molti dei grandi sviluppi della scienza contemporanea.

La biologia dei sistemi.
L'epigenetica.
La Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.
La teoria dei sistemi complessi.

Pur parlando linguaggi differenti, tutte sembrano convergere verso una stessa intuizione: la vita non può essere compresa riducendola semplicemente alla somma delle sue parti.

La Natura e l'equilibrio

Osservando la Natura emerge un'altra caratteristica sorprendente.

Essa non procede attraverso il controllo.

Procede attraverso l'equilibrio.

Ogni organismo modifica continuamente se stesso per adattarsi alle condizioni che cambiano.

Non ricerca una perfezione immobile, ma un equilibrio dinamico.

Ciò che oggi chiamiamo allostasi rappresenta proprio questa straordinaria capacità della vita di autoregolarsi, trasformarsi e trovare continuamente nuove forme di stabilità.

La salute non appare allora come una condizione statica, ma come un processo.

Il Tao e il non agire

Anche il Taoismo sembra suggerire qualcosa di simile.

Lao Tzu invita a osservare la Natura senza la pretesa di dominarla.

Parla del Wu Wei, il "non agire", non come passività, ma come capacità di collaborare con i processi naturali invece di opporvisi.

Invita a spostare lo sguardo verso ciò che normalmente non vediamo.

Il capitolo undicesimo del Tao Te Ching ci ricorda che l'utilità della ruota nasce dal suo vuoto centrale, quella della casa dallo spazio che contiene.

L'essenziale spesso non coincide con ciò che appare.

Forse comprendere la vita significa anche imparare a osservare ciò da cui le cose emergono, quel confine sottile nel quale l'essere prende forma dal non essere.

Il sapere di non sapere

Più studio la Natura, più cresce in me una convinzione.

La conoscenza autentica nasce dall'umiltà.

Non dall'accumulare risposte, ma dal custodire vive le domande.

Lao Tzu scrive che "sapere di non sapere è la vera conoscenza".

Questa frase, apparentemente semplice, rappresenta uno dei fondamenti del mio modo di lavorare.

Ogni teoria, ogni modello scientifico, ogni tecnica rappresenta una mappa. Nessuna coincide completamente con il territorio.

Per questo motivo considero ogni conoscenza uno strumento prezioso, ma mai definitivo.

Un diverso modo di intendere la cura

Da questa prospettiva cambia anche il modo di intendere la cura.

Curare non significa semplicemente eliminare un sintomo.

Significa comprendere quali relazioni hanno perso il proprio equilibrio.

Vale per una malattia.
Vale per uno zoccolo.
Vale per una relazione con un cavallo.
Vale per una persona.

Ogni intervento diventa allora un tentativo di favorire i processi autoregolativi della vita piuttosto che sostituirsi ad essi.

Un modo di guardare il mondo

Questa visione non appartiene esclusivamente alla medicina.

È un modo di guardare il mondo.

Più impariamo ad ascoltare la Natura, più impariamo ad ascoltare noi stessi, riconoscendo che noi stessi apparteniamo a quella stessa Natura.

E forse ciò che Jung chiamava il cammino verso il Sé non è altro che questo: ritrovare il posto che ci appartiene all'interno dell'ordine vivente, riconoscendoci non come osservatori esterni della Natura, ma come una delle sue infinite espressioni.

E forse il viaggio più importante non consiste nel controllarla, ma nel ritrovare, passo dopo passo, quel dialogo silenzioso con essa che abbiamo dimenticato.


La mia formazione

Nel corso degli anni questa visione ha orientato il mio modo di studiare, lavorare e relazionarmi con il cavallo e con la persona.

I corsi che propongo nascono da questo percorso e rappresentano uno spazio nel quale condividere conoscenze, esperienze e strumenti maturati nel tempo.