Scritti e Riflessioni

Omeostasi e Allostasi

Dall’equilibrio statico all’equilibrio dinamico nell’adattamento biologico.

Omeostasi

Per omeostasi si intende il mantenimento dei parametri interni dell’organismo entro limiti relativamente costanti, nonostante le variazioni dell’ambiente esterno.

Il modello classico, descritto da Bernard e Cannon, si basa su meccanismi di feedback negativo: una deviazione dal valore di riferimento (set point) viene rilevata e corretta riportando la variabile verso l’equilibrio.

Questo sistema è essenzialmente correttivo: tende a smorzare ogni variazione rispetto a un valore prefissato.

Limiti del modello omeostatico

Il modello omeostatico appare insufficiente quando si considera che l’organismo è progettato non solo per mantenere costanza, ma per sopravvivere e adattarsi. I sistemi fisiologici operano in modo integrato e gerarchico, coinvolgendo più variabili contemporaneamente.

Inoltre, un sistema efficiente non si limita a correggere errori già avvenuti, ma dovrebbe anticiparli. Il modello omeostatico è principalmente reattivo e non considera adeguatamente il ruolo degli stati psicologici.

Allostasi

Nel 1988 Sterling ed Eyer introdussero il concetto di allostasi, intesa come stabilità attraverso il cambiamento.

L’organismo non mantiene rigidamente un valore fisso, ma modifica in modo coordinato più sistemi fisiologici, anticipando le richieste ambientali. Il cervello assume un ruolo centrale come regolatore dell’adattamento.

Differenza fondamentale

In termini sintetici:

  • Omeostasi: equilibrio mantenuto attraverso correzione.
  • Allostasi: equilibrio mantenuto attraverso adattamento dinamico e predittivo.

L’omeostasi tende a riportare il sistema al set point. L’allostasi può modificare il set point in funzione delle esigenze.

Allostasi e stress

In condizioni di stress l’organismo attiva modificazioni multisistemiche coordinate per raggiungere un nuovo equilibrio. Se questa attivazione diventa cronica si produce carico allostatico, cioè un’usura dei sistemi regolatori.

Il carico allostatico può favorire l’insorgenza di disfunzioni cardiovascolari, metaboliche, neuroendocrine e immunitarie (per esempio Sindrome Metabolica e Sindrome di Cushing), con un progressivo deterioramento dell’equilibrio fisiologico.